Daniele Montecchi
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Search Everywhere Optimization: il nuovo SEO 2.0
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Search Everywhere Optimization: il nuovo SEO 2.0
Search Everywhere Optimization: il nuovo SEO 2.0

Introduzione

La Search Everywhere Optimization sta sostituendo la SEO tradizionale. Google risponde con l'AI, il 58% delle ricerche finisce senza click: ecco cosa fare.

A inizio 2025, la quota di mercato di Google su desktop era scesa al 79,1%: il punto più basso degli ultimi vent'anni. Poi è risalita. Si potrebbe leggere come un segnale tranquillizzante: Google ha tenuto, la SEO tradizionale funziona ancora, niente panico. Ma guardando come ha recuperato, la storia cambia completamente. Ed è proprio da qui che parte il concetto di Search Everywhere Optimization.

Google ha risposto alla concorrenza degli assistenti AI diventando, a sua volta, un assistente AI. Le AI Overviews (le risposte generate dall'intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati) compaiono ormai in una percentuale crescente di ricerche: tra il 25% e il 48% a seconda delle fonti e dei dataset analizzati, con picchi ancora più alti in alcune categorie. Il risultato è che sì, Google resta dominante. Ma si è trasformato in qualcosa di diverso: invece di mandare gli utenti sui siti, risponde direttamente. Il 58,5% delle ricerche su Google finisce senza che nessuno clicchi su nessun risultato (fonte: SparkToro/Datos, 2024). Quando appare un'AI Overview, quella percentuale sale all'83%.

Per chi ha un sito che vive di traffico organico, questo cambia tutto. Non è una questione di un singolo assistente AI che "ruba" utenti a Google. È che Google stesso, nel tentativo di restare rilevante, ha smesso di comportarsi come un motore di ricerca tradizionale. E nel farlo, ha ridotto il traffico che manda ai siti web. È per questo che si parla sempre più di Search Everywhere Optimization: il perimetro della SEO non è più solo Google.

Da Search Engine a Search Everywhere Optimization

SEO ha sempre significato Search Engine Optimization: ottimizzare i contenuti per Google. Oggi quella sigla sta cambiando significato. Farsi trovare ovunque le persone cerchino risposte, e quel "ovunque" non è più solo Google. Include gli assistenti AI conversazionali, quelli integrati nei telefoni, nei browser, nelle app.

Non è un gioco di parole. Il traffico verso le piattaforme AI cresce a ritmi che non si vedevano da anni, anche se in termini assoluti è ancora una piccola percentuale del totale. Il punto non è che Google verrà sostituito domani. Il punto è che il modo in cui funziona la ricerca è già cambiato, e adattarsi adesso costa molto meno che farlo tra due anni quando il divario sarà più evidente.

Il termine tecnico che si sta affermando è AEO (Answer Engine Optimization): ottimizzare i contenuti non per comparire in una lista di risultati, ma per essere citati come fonte nelle risposte delle AI. Non è un sostituto della SEO tradizionale. È un'estensione che si aggiunge a ciò che già sai fare.

SEO tradizionale Search Everywhere Optimization
Obiettivo Posizionarsi nella lista dei risultati Essere citati nelle risposte AI
Piattaforme Google, Bing Motori di ricerca + assistenti AI + app
Metrica chiave Click-through rate Visibilità e citazioni cross-platform
Contenuto ideale Ottimizzato per keyword Chiaro, strutturato, estraibile

Tutte queste piattaforme si alimentano di contenuti web. Non inventano informazioni dal nulla: le estraggono, le sintetizzano, le ripresentano in un formato diverso. Se il tuo contenuto non è accessibile a questi sistemi, semplicemente non esisti per una fetta crescente del tuo pubblico.

Il problema concreto per chi ha un sito web

Il primo segnale concreto l'ho avuto scrollando Instagram. Il titolare di un'agenzia web che seguo raccontava in un reel, ancora mezzo incredulo, che un cliente li aveva trovati facendo una ricerca su un assistente AI. Non su Google. Non su LinkedIn. Su un assistente AI conversazionale. Per lui era un evento eccezionale. Per i dati che stavo già guardando da settimane, era la conferma che il cambiamento stava arrivando anche nelle PMI italiane.

Il problema pratico è questo: puoi essere primo su Google per una keyword e ricevere comunque meno visite di un anno fa. Perché Google, con le AI Overviews, prende il tuo contenuto, lo sintetizza e lo mostra direttamente nella pagina dei risultati. L'utente legge la risposta e non clicca. Hai fatto il lavoro, Google si è preso il merito.

C'è di peggio: un assistente AI può rispondere a una domanda sul tuo argomento senza mai citarti, anche se il tuo articolo è il più completo in circolazione. Perché l'AI non ha letto il tuo sito: magari lo blocchi nel robots.txt senza saperlo, magari il tuo contenuto non è strutturato in modo che l'AI riesca a estrarne una risposta chiara.

Se il tuo sito non è visibile agli assistenti AI, stai perdendo traffico senza rendertene conto. Non perché i tuoi contenuti siano peggiorati, ma perché il modo in cui le persone li cercano è cambiato.

La cosa che trovo più frustrante è che, anche quando provo a spiegarlo ai clienti o ne parlo con persone proprietarie di siti web, si fa ancora molta fatica a far passare il messaggio. La perdita di utenti è silenziosa. Non arriva un alert, non c'è un calo improvviso nel grafico di Analytics. Succede gradualmente, e quando te ne accorgi hai già perso terreno. E non conta quanto hai investito prima nella SEO tradizionale: se il tuo sito non è raggiungibile dagli assistenti AI, quell'investimento rende sempre meno.

Il rischio più grande è non fare niente. Aspettare che "le cose si stabilizzino" mentre i competitor si adattano.

Cosa fare: ottimizzare il sito per le AI

Le competenze SEO che hai già non vanno buttate. Restano la base. Quello che serve è aggiungere alcuni accorgimenti specifici per il modo in cui le AI leggono e selezionano i contenuti. Ho cominciato a lavorarci sul mio sito, e la differenza tra "fare qualcosa" e "non fare niente" si vede prima di quanto pensassi.

Controllare chi può leggere il tuo sito

Il file robots.txt del tuo sito dice ai bot cosa possono e cosa non possono leggere. Il punto è che i crawler delle AI non sono tutti uguali: alcuni servono per addestrare i modelli (e puoi scegliere di bloccarli), altri servono per cercare informazioni in tempo reale quando un utente fa una domanda. Bloccare i secondi significa rinunciare a essere citato nelle risposte.

La strategia è differenziare: blocca i crawler di addestramento se vuoi proteggere il tuo contenuto, ma lascia passare quelli che cercano informazioni per rispondere agli utenti. Ogni assistente AI ha i suoi bot specifici, e una lista aggiornata si trova cercando "robots.txt AI crawlers 2026". Se usi WordPress, plugin come Yoast e Rank Math hanno iniziato a integrare opzioni dedicate.

Creare un file llms.txt

C'è un nuovo standard proposto da Jeremy Howard (co-fondatore di Answer.AI) a settembre 2024: llms.txt. Funziona in modo opposto al robots.txt: invece di dire ai bot cosa non leggere, dice alle AI cosa è importante sul tuo sito: chi sei, di cosa parli, quali sono i tuoi contenuti principali. È un file Markdown che metti nella root del dominio.

Va detto con onestà: gli studi sull'impatto reale di llms.txt non hanno ancora trovato una correlazione chiara con le citazioni AI. Google stessa non lo usa come segnale per le AI Overviews. Ma il costo di implementazione è praticamente zero, l'adozione sta crescendo (Anthropic, Cursor e migliaia di altri siti lo supportano già) e ha senso farlo proprio perché siamo ancora in una fase in cui il terreno si sta definendo.

Aggiungere dati strutturati

I dati strutturati (formato Schema.org) esistono da anni: sono etichette che aggiungi al codice del sito per specificare di cosa parla una pagina, chi l'ha scritta, quando è stata aggiornata. Le AI li usano per valutare l'affidabilità di una fonte. Un articolo con autore verificabile, data aggiornata e tipo di contenuto dichiarato ha più probabilità di essere citato rispetto a uno senza. I plugin più diffusi su WordPress li generano in modo semi-automatico, ma vale la pena verificare che siano completi.

Scrivere per essere citati, non solo indicizzati

Un motore di ricerca indicizza la tua pagina e la mette in una lista. Un'AI fa qualcosa di diverso: legge il tuo contenuto, ne estrae le informazioni rilevanti e le usa per costruire una risposta. Se il tuo testo è vago, se la risposta a una domanda è sepolta in quattro paragrafi di premessa, l'AI sceglierà un'altra fonte.

Scrivi come se la risposta dovesse essere estraibile da ogni paragrafo. Dati espliciti, affermazioni nette, fonti citate. L'AI premia la chiarezza, non la lunghezza.

Un articolo su come scegliere un hosting per WordPress che inizia con "I tre fattori più importanti sono: velocità del server, supporto PHP aggiornato e backup automatici giornalieri" ha molte più probabilità di essere citato rispetto a uno che arriva allo stesso concetto dopo un lungo preambolo generico.

Come misurare la tua visibilità AI

Il metodo più immediato è manuale: prendi le domande per cui vuoi posizionarti e falle a diversi assistenti AI. Alcuni mostrano esplicitamente le fonti, quindi puoi verificare se il tuo sito compare. Se non compare, chiediti: il contenuto è abbastanza chiaro? È aggiornato? Ha dati strutturati?

Non serve un tool a pagamento per iniziare. Bastano 30 minuti, le tue keyword principali e due o tre assistenti AI diversi. Se il tuo sito non compare in nessuna risposta, sai già da dove partire.

Per un'analisi più strutturata, HubSpot ha rilasciato un tool gratuito chiamato AEO Grader, pensato proprio per misurare l'Answer Engine Optimization del tuo sito. Interroga diversi assistenti AI per capire come percepiscono il tuo brand: quanto sei visibile, come vieni descritto, se vieni raccomandato rispetto ai competitor. Restituisce un punteggio su 100 e un report con le aree da migliorare. Non è perfetto, ma è il miglior punto di partenza gratuito disponibile oggi.

La SEO non è morta. La Search Everywhere Optimization è la sua evoluzione.

Le competenze SEO che hai costruito in questi anni non sono diventate inutili. Strutturare i contenuti, scegliere le keyword, costruire autorevolezza su un argomento: tutto questo vale ancora, forse più di prima. Ma il perimetro della Search Everywhere Optimization è più ampio. Non basta più posizionarsi su Google quando Google stesso risponde direttamente, e quando una parte crescente del tuo pubblico potenziale cerca risposte su piattaforme diverse.

Quel titolare d'agenzia trovato tramite un assistente AI probabilmente non sa ancora perché è successo. Magari il suo sito aveva i dati strutturati giusti, o semplicemente era scritto in modo chiaro su un argomento specifico. Quello che so è che non è stato un caso isolato. La domanda ormai non è se questo cambiamento sia reale. È se il tuo sito è pronto a essere trovato non solo da un motore di ricerca, ma anche da un'intelligenza artificiale che sta rispondendo al posto suo.

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